L’educazione non si vende in pillole

Ho iniziato da poco a lavorare in una farmacia, ma sono ancora un pochino troppo imbranata per gli standard del posto. Sia chiaro, non per questo mi fanno storie continue o minacciano di licenziarmi, sono persone molto educate e tranquille e, io che sono fresca di università, non ho mai avuto a che fare con niente di tutto ciò. È solo che mi sbaglio, per fortuna fino a questo momento ho fatto errori molto blandi, come dare il ciuccio per neonati a una signora, che ne voleva uno per lo svezzamento, con la retina e lo spazio per metterci le cose da far assaggiare ai bambini.

Le confezioni sono tutte uguali, cambiano solo le marche, quindi ci sta di sbagliarsi a prenderne uno anziché un altro. La signora è stata molto scorbutica con me, mi ha fatto una scenata clamorosa. Capisco che per colpa del mio errore è stata costretta a tornare indietro, a cercare parcheggio, a perdere tempo in fila e tutto quanto, ma sbagliare è umano, sarebbe disumano non farlo.

I miei capi mi hanno subito difesa chiedendo alla signora di smettere di sbraitare, per farci capire quale fosse il problema. Era anche pieno di gente, mi sono sentita veramente mortificata in quella situazione, mi è venuto in mente l’ultimo esame che ho fatto, prima della laurea, in cui il professore non voleva darmi più di 20, facendomi così rovinare la media e facendomi anche dimenticare il 110 con lode.

Perché non si riesce a essere gentili? Voglio dire, quella signora sarà una mamma o una nonna, se compra un ciuccio, che insegnamento darà a suo figlio o a suo nipote se tutte le volte che sbaglierà qualcuno inizierà a urlare e a dare dell’incompetente?

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